TECNICA TORRENTE:
CON IL GALLEGGIANTE OPPURE AL TOCCO
La pesca alla trota può essere praticata con due metodi: con il galleggiante oppure al tocco. Dipende dalle caratteristiche del luogo in cui si la esercita e dalle preferenze personali. Nel primo caso si utilizza una lenza tarata con un galleggiante a forma di pera rovesciata: è consigliabile in presenza di fondali ampi e profondi con acque prevalentemente calme. Si sondano i giri d’acqua, le anse, sotto le cascate e i tratti con fondali piuttosto uniformi.
Ma la tecnica più diffusa in genere è la pesca che si svolge senza galleggiante, cosiddetta al tocco.
La corona
Normalmente per la pesca al tocco si usa la tecnica della corona. In questo caso la lenza sarà costituita da pallini spaccati di piombo duro.
La corona è uno dei sistemi più classici praticati nelle acque correnti. Si utilizza quando il torrente ha una buona portata d’acqua ed il corso è frastagliato. La presenza di schiuma facilita l’utilizzo della lenza con i pallini in quanto è meno visibile dalla trota. La corona è meno soggetta all’incaglio. I piombini si possono distribuire in funzione della corrente. Si pesca normalmente a risalire sondando le zone dove l’acqua è più ferma, sotto i sassi e laddove la trota potrebbe stanziare. La corona può essere usata in diverse maniere, perpendicolare o semicoricata.
A corona si pesca sempre con la lenza in tensione, mai abbandonarla a se stessa, altrimenti si rischia di incorrere in un probabile incaglio. Si pesca quasi sempre sotto la canna o al massimo si fa un piccolo lancio a pendolo per allargare il raggio d’azione, ma sempre tenendo la lenza in trazione e sentendo ripetutamente il fondo con i pallini.
La corona va costruita su un monofilo dello 0,20 con una girella sopra e una girella con moschettone sotto, dove poi si colloca il finale, precedentemente preparato con una girella. Sulla corona si montano pallini dello stesso diametro (da 3 a 4,5 millimetri) nel numero da 15 a 30. La lunghezza della corona può andare da 50 a 120 cm. Per costruire una corona deve essere utilizzato un setale molto rigido e soprattutto resistente. Si utilizzano setali del diametro dello 0,22. Ci possono essere delle varianti personali. Anche la scelta del colore è del tutto soggettiva. L’importante è la qualità che deve essere prioritaria.
E’ sconsigliato l’impiego del piombo tenero. E preferibile, infatti, quello molto duro. Questo genere di piombo una volta collocato sul filo rimane fisso e non scivola verso il basso raggruppandosi sul fondo dopo i primi minuti di pesca.
La corona può essere con i piombini equidistribuiti oppure caricata in punta. Nel primo caso è rivolta in prevalenza ad una trota autoctona mentre quella con un carico maggiore in punta è destinata alla trota di immissione. In questo caso si pesca con l’invito a risalire in quanto l’esca resta sul fondo a stimolare la trota. Le grammature sono in funzione della portata d’acqua. Vanno dai cinque agli otto grammi e sono confezionate con circa 20 pallini da 3,50 - 4 mm di diametro. Il diametro maggiore viene impiegato nelle correnti più veloci, quello minore nelle correnti più lente. Le corone sono lunghe in genere da 80 a 100 ;centimetri, in funzione dalla corrente.
Infine, per quanto riguarda il finale, in acque correnti deve essere corto altrimenti l’esca tende ad alzarsi. I terminali variano da 15 a 30 centimetri, secondo l’altezza dell’acqua. I diametri dei terminali sono in funzione del tipo di acqua e possono variare dallo 0,12 allo 0,20.
La spirale
In alternativa alla corona, è possibile utilizzare una spirale di piombo, di grammatura variabile in funzione al flusso d’acqua, che viene posizionata sulla madrelenza e sostenuta unicamente dalla girella che collega il finale. La spirale può essere autocostruita dal pescatore immediatamente sul luogo di pesca, utilizzando del filo a piombo tenero di diametro variabile a seconda della lunghezza e grammatura della spirale che si vuole ottenere. La spirale viene costruita attorcigliando il filo di piombo attorno ad un anima rigida. Estraendo le spire così costituite, rimane il foro in cui far passare il filo.
Si utilizza in genere sui fiumi medio larghi dove bisogna portare l’esca lontana dalla canna.
In commercio se ne trovano di precostruite e disponibili in varie grammature, con un anima interna costituita da un tubetto di plastica che agevola lo scorrimento del filo. Esistono anche quelle gommate. Vengono rivestite con guaina termorestringente che da più compattezza alla spirale conservando inalterata l’elasticità. Grazie alla sua elasticità, si riducono le possibilità di incaglio.
La spirale consente di fare passate lunghe, anche 50-60 metri. I terminali devono essere piuttosto lunghi, anche 50-60 cm, per evitare che il pesce senta il peso della zavorra. Secondo la portata dell’acqua e la distanza da raggiungere le tarature sono comprese da 2 a 8 grammi..
Un’alternativa alla spirale, che viene utilizzata dai garisti spoprattutto in caso di fondali poco profondi e lenti, è il piombino da striscio del tipo “slim”: gommato, lungo e stretto ha un’affondabilità ridotta grazie alle sue dimensioni, è facilmente manovrabile e si disincaglia più facilmente.
Il pallettone
Infine si adopera il pallettone. Si usa preferibilmente dove c’è molta acqua, nelle buche e nelle briglie. Le piombature vanno da 5 a 8-10 grammi, secondo l’intensità della corrente: la forma idrodinamica del pallettone ed il suo peso concentrato consentono di raggiungere il fondo delle buche profonde, dove si rintanano solitamente le trote più belle, evitando che la forza della corrente trascini via l’esca prima che abbia raggiunto il fondo. Merito principale di questo sistema è l’adescamento delle trote statiche sul fondo. Con questo sistema è importante pescare sempre sotto la punta della canna. Appoggiando la biglia sul fondo, l’esca si presenta in maniera quasi perfetta e naturale. Per pescare con la biglia è necessario usare un terminale piuttosto lungo, 50 - 60 centimetri per presentare l’esca il più naturale possibile.
Attrezzatura.
La pesca al tocco viene praticata con canne ad azione rigida e di punta, per consentire una certa precisione nel portare l’esca e nella ferrata, soprattutto nei luoghi molto infrascati e che permettano di salpare la preda anche nei forti correntoni. L’odierna tendenza della canna da trota torrente è costituita dalle canne teleregolabili, che consentono di ridurre o aumentare la lunghezza dell’attrezzo per manovrare al meglio l’esca. Le teleregolabili comunemente utilizzate dai pescatori sportivi si aggirano sugli 8 metri, mentre gli agonisti utilizzano attrezzi di 11 metri, costosissimi e più difficili da manovrare. Per i torrenti corti e infrascati è molto importante avere una canna ad azione piuttosto rigida sui 5-6 metri, preferibilmente teleregolabile. Per i fiumi medio larghi si richiede una canna sui 7-8 metri che abbia una teleregolazione da 5 a 6 metri. Il mercato presenta una vasta gamma di articoli di buona qualità. Non c’è che l’imbarazzo della scelta. In ogni caso è sempre meglio farsi consigliare dal negoziante di fiducia.
Per i mulinelli è importante è che siano piccoli e ben bilanciati. In particolare, sulle tele-regolabili consigliamo quelli a bobina chiusa. Sono molto più pratici, evitano grovigli e permettono di effettuare la pesca con una mano sola. Comunque anche quelli tradizionali sono lo stesso efficaci, a condizione che siano poco ingombranti.
Si possono utilizzare dei nylon particolari, fluorescenti o gialli, comunque molto visibili in aria per permettere al pescatore il pieno controllo della lenza. Se invece si utilizza nylon di coloreneutro, è importante inserire sulla linea un segnafilo: costruito in balsa o espanso (ma può essere anche un fiocchettino di lana) è una sorta di galleggiantino con colorazione molto visibile che consente di vedere bene l’esatto punto dove si sta pescando. Permette, altresì, di valutare la profondità del corso d’acqua e agire di conseguenza.
Esche e inneschi
L’esca principe rimane il verme, di terra o di letame, anche se il migliore in assoluto rimane quello d’acqua. In alternativa si possono usare le camole del miele, i portasassi e i gatoss: questi ultimi rendono specialmente in primavera, quando ci sono i primi temporali. In estate la cavalletta è un’ottima esca alternativa, specialmente nelle varietà colorate. Per alcuni tipi di esche, poi, è bene prendere visione dei regolamenti locali.
La misura dell’amo oscilla dal numero 4 al 10, secondo il tipo di esca utilizzata.
Generalmente con il lombrico si utilizza un amo abbastanza grosso, del numero 4. Con le camole, invece, si sale di numero: dal 6 al 10. Quest’ultimo, in particolare, viene impiegato per pescare con una sola camola.
Azione di pesca
L’azione di pesca avviene posando l’esca sul fondo e trattenendo il filo con la mano sinistra, il quale deve essere mantenuto in leggera tensione. Piccoli colpi vibrati e decisi ci fanno capire che ha toccato l’esca. Si concede del filo e dopo pochi secondi si ferra con forza.
Normalmente si pesca in risalita, soprattutto nei piccoli torrenti perché il pesce riesce a scorgere di meno il pescatore, e meno visibile ai suo occhi. Tuttavia in alcuni casi si può pescare anche a scendere, in particolare con la corona. Nella pesca a corona la lenza deve essere sempre in trazione per evitare gli incagli e per presentare l’esca alla trota nel modo più naturale.
I periodi migliori per la pesca alla trota sono primavera inoltrata ed autunno, soprattutto in occasione di temporali perché le trote entrano nel massimo dell’attività.