Vecchia strada panoramica della Valcellina
Si parte da Montereale Valcellina, località di antichissimo insediamento (V sec. a.C.). Vale la pena di visitare, prima di imboccare la valle, la chiesa cimiteriale di San Rocco, appena fuori dal paese in direzione di Maniago. Contiene un notevole ciclo di affreschi (1560) del Calderari, discepolo del Pordenone. Si prende la direzione per Barcis, incontrando dopo un tratto di salita, la prima, lunga galleria (date le numerose gallerie che si incontrano lungo il percorso è consigliabile munirsi di efficace impianto di illuminazione). Superatala, il paesaggio cambia immediatamente: siamo nel mezzo di un canyon stretto con le pareti impervie e strapiombanti. Al km 2,2 si lascia sulla destra il nuovo tracciato della s.s. n. 251, girando leggermente a sinistra per seguire il vecchio tracciato della statale medesima. Vistosi cartelli avvisano che la strada è priva di sorveglianza. La Comunità montana ha comunque attrezzato delle aree di sosta. Al km 8 circa si supera la vecchia diga, entrando nella parte della valle denominata “Orrido della Molassa”, che è il luogo più spettacolare ed affascinante dell’itinerario. Superata una lunga galleria buia, si giunge al lago di Barcis. Anche qui il cambiamento di paesaggio è repentino, dai dirupi scoscesi si passa ad un paesaggio verde e solatio. Il lago fu realizzato nel 1954 per la produzione di energia idroelettrica e per irrigare la pianura della Destra Tagliamento. Esso è lungo circa 4,5 km. Appena fuori della galleria si prende a sinistra e si percorre la strada sulla sponda meridionale. Si affrontano dolci saliscendi fino a giungere al bivio per il Piancavallo, che si lascia sulla sinistra, attraversando successivamente il ponte sospeso pavimentato in legno. Si prende poi a destra e in breve si è al centro di Barcis, dove si può notare soprattutto il bel palazzo Centi, del XVII sec., in pietra viva, dalle forme semplici ma armoniche. Si prosegue sulla statale n. 251 in direzione di Pordenone. Giunti al bivio sulla diga si procede diritti, incontrando, attraversata una galleria lunga circa 1 km, il bivio per Andreis, che si imbocca, giungendo, verso il km 19, al paese. Importanti i nuclei di architettura spontanea, con i tipici ballatoi di legno. Merita una visita anche la chiesa settecentesca, e il Museo dell’Arte e della Civiltà Contadina. Ripartiti da Andreis, si percorre a ritroso la strada già fatta, si seguono le indicazioni per Molassa, tralasciando quelle per la nuova statale. Si giungerà così, attraverso la stretta gola della Molassa, alla vecchia statale, che si ripercorrerà in senso contrario, fino a tornare a Montereale Valcellina
Maniago Pala Barzana
Si parte da Maniago con direzione Poffabro. Dopo 1.5 km si incontra una lunga galleria illuminata che si evita facendo la vecchia ed affascinante strada (ora palestra di roccia!) ai bordi del torrente Colvera. Ci si rimette per un attimo sulla strada principale per incontrare una altra galleria più corta ma evitabile (il passaggio per la vecchia strada non è facile da individuare). La salita vera e propria inizia alla vista di Poffabro. Per arrivare al paese (7.3 km) si affrontano pendenze oltre 8%. La strada sale fino al Pian delle Merie (564 m) per poi scendere di una cinquantina di metri in un km. Ora comincia il bello: una serie di secchi tornanti (in battuta di sole i primi, gli altri in un fresco bosco) e di salite senza respiro portano fino alla Pala (15.2 km). Lassù non c’è alcun ristoro ma c’è la possibilità di rifugio in caso di maltempo. Con l’eventuale discesa si raggiunge il lago di Barcis. (vel max 48.6 km/h)
Pala Barzana da Andreis
Il ponte sul torrente Alba indica l'inizio di questa salita Non è una salita difficile dato il chilometraggio limitato, la sua pendenza media elevata fa si che non bisogna sottovalutarla. La strada corre quasi tutta nel bosco, l'asfalto è discreto, ma dato il traffico inesistente quasi sempre coperto da residui sabbiosi che la pioggia porta dai bordi. Prestare attenzione a un lungo, impressionante rettilineo con pendenza intorno al 14% dopo l'abitatao di Bosplans.Dalla forcella si può proseguire e raggiungere Maniago. (vedi salita di pala Barzana da Poffabbro)
Forcella Monte Rest
Una salita abbastanza lunga, ma non impegnativa per quanto riguarda le pendenze.
Località di partenza: Meduno (PN), 310 metri
Lunghezza: 26.3 km
Dislivello: 925 metri
Pendenza massima: 8 %
Pendenza media: 3.5 %
Esposizione: sud
Periodo di percorrenza: da maggio a novembre (in inverno, la strada è chiusa al traffico)
Il percorso
Una salita abbastanza lunga, ma non impegnativa per quanto riguarda le pendenze. Dopo un lungo avvicinamento in saliscendi lungo la solitaria Val Tramontina, a fianco del torrente Meduna, si supera quasi l’intero dislivello nella seconda parte, con ventiquattro tornanti, in un ambiente severo e aspro, dove il bosco e le rocce si mescolano offrendo suggestioni indescrivibili. Quello che si rimpiange, una volta rientrati a casa, è il silenzio e la totale assenza di traffico: nella seconda parte, sembra di essere fuori dal mondo. A questo proposito, tenete presente che, dopo Tramonti di Sopra, l’unica possibilità di ristoro è data dalla Malga Rest, non sempre aperta, raggiungibile con una ripida strada che si stacca, a destra, poco prima dello scollinamento.
Primo tratto facile
Partiamo dalla piazza centrale di Meduno, dove sorge la chiesa e da dove imbocchiamo la via Tramonti per il Passo Rest e Tramonti. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, il primo tratto è molto facile, dato che la strada, invece che salire, scende. In questa prima parte supereremo ben poco dislivello e procederemo con un saliscendi sul fondo della larga Val Tramontina. Percorsi 260 metri, la strada inizia a salire, in parte immersa nella vegetazione, ma poi scende ancora, per riprendere a salire dopo un ponte, mentre entriamo in Borgo Pitagora. I saliscendi continuano, mentre ci manteniamo intorno ai 300 metri di quota, la stessa della località di partenza, e al km 2.5, dopo avere lasciato a sinistra la strada che conduce a Frisanco, Poffabro e Navarons, entriamo in Borgo Romaniz, dove troviamo una fontana. Lasciato alle spalle Borgo Avon, ci immergiamo in una valle solitaria e silenziosa, con il torrente Meduna che scorre sulla nostra sinistra, poco più in basso. Al km 3.2 la strada accenna ancora a scendere, poi risale brevemente e scende ancora, mentre passiamo fra due ali di roccia incombenti. Al km 4.1 raggiungiamo la chiusa che sbarra il corso del Meduna e, lasciata a sinistra la deviazione per Chievolis, iniziamo a fiancheggiare il lago artificiale di Redona o di Tramonti. La strada, perfettamente piatta, attraversa, al km 4.5, la frazione di Redona e lascia poi, a sinistra, le abitazioni di Miar. Lasciata a destra la deviazione per Moschiasinis, a sinistra quella per Pecol e ancora a destra quella che sale a Campone, attraversiamo un ponte aereo e continuiamo ancora in perfetta pianura, finché, al km 8.3, un cartello con la scritta 10 per cento ci riporta bruscamente alla realtà. Nel frattempo, il lago è rimasto alle nostre spalle ed è di nuovo il Meduna a tenerci compagnia sulla sinistra.
Continua il saliscendi
La salita è abbastanza costante, ma, lasciata a destra la deviazione per Tridis, la strada inverte nuovamente la pendenza, iniziando a scendere. In località Chiarandin la discesa si attenua, ma riprende poco dopo per terminare definitivamente al km 10.5, punto in cui la strada si appiattisce. Attraversato quindi, dopo 350 metri, un ponte, la strada inizia nuovamente a salire, per spianare nei pressi del cartello che ci indica l’ingresso a Tramonti di Sotto. Lasciata a destra una fontana, utile per fare scorta di acqua prima della parte più dura e isolata della salita, attraversiamo, al km 11.7, il centro di Tramonti di Sotto, alla fine del quale ci lasciamo alle spalle l’antica Pieve, riprendendo a scendere. La salita ricomincia, leggerissima, solo al cartello Tramonti di Sopra, ma si annulla quando attraversiamo il torrente Vielia, per riprendere quando lasciamo, a sinistra, la deviazione che conduce nel centro dell’ultimo paese citato. La valle è qui ancora molto aperta e la percorriamo sul fondo. In dolcissima salita lasciamo, a destra, prima la deviazione per Sotmaleon e, dopo avere attraversato il rio Novarchis, quella per Maleon, che sorge poco più sotto in una conca prativa, e quindi ci gustiamo l’ultima breve leggera discesa. Al km 18.2, attraversato un ponte, la strada si restringe e finisce la prima parte della salita, quella più facile.
I tornanti per salire
Ci attendono ora ventiquattro tornanti, che ci consentiranno di superare una bastionata rocciosa, in un ambiente molto severo e solitario, in parte al riparo di un magnifico bosco. Il primo tornante, sinistrorso, lo incontriamo subito, mentre proseguiamo sovrastati da imponenti rocce, con una pendenza piuttosto regolare e mai dura, dove si riesce facilmente a impostare un passo regolare. Poco prima del ventesimo kilometro, l’attraversamento di un ponte ci concede un attimo di tregua e, dopo l’undicesimo tornante, sinistrorso, usciamo allo scoperto e finalmente intravediamo, ancora in lontananza, la depressione dove sorge la forcella. Ancora un ponte al km 21.7 e ci allontaniamo, lasciandola sulla destra, dalla bastionata rocciosa, mentre i tornanti si distanziano tra di loro. Rientrati poco dopo nel bosco, continuiamo ancora a salire con regolarità fino al km 23.4, dove, tra il diciassettesimo e il diciottesimo tornante, ci vengono concessi 300 metri perfettamente piatti, utili per prendere fiato prima del tratto finale. La ripresa è ancora regolare, ma ormai ci siamo notevolmente alzati sulla valle: per concludere la salita, manca solo l’ultimo gruppo di sette tornanti. Superati, al km 25.9 lasciamo a destra la strada asfaltata che sale ripida a una piccola cappella e prosegue poi verso la Malga Rest che, quando aperta, costituisce l’unica possibilità di ristoro e, dopo un breve tratto in piano, riprendiamo a salire. Il cartello Passo Rest, che troviamo subito dopo, non ci deve trarre in inganno, perché, per raggiungere il vero Passo, nel punto in cui la pendenza si inverte, dobbiamo percorrere altri 300 metri: la salita è definitivamente finita quando, rientrati in un fitto bosco, incontriamo il cartello, posto in senso inverso rispetto a noi, che indica l’ingresso a Tramonti di Sopra.
Info utili
Come arrivare. Per arrivare a Meduno, converrà prima raggiungere Pordenone, tramite la A28, che si stacca dalla A4 Venezia-Trieste nei pressi di Portogruaro. Da Pordenone si seguirà poi, verso nord, la S.S. 251 fino a Maniago, da dove si proseguirà su strade secondarie, passando per Cavasso, fino a Meduno.