La Via del Vino in Friuli V. G.
Questa regione multietnica, dalle minoranze tedesche, austriache, slovene, è sempre stata un crocevia culturale, conquistato e diviso da questa o quella potenza europea attraverso i secoli. Solo nel 1975, un trattato italo-iugoslavo ne fissò definitivamente i confini. Un anno dopo, un terremoto devastante cancellò buona parte del territorio, e richiese tutto il proverbiale coraggio e la forza del popolo friulano. Stretti fra il Veneto, l’Austria e la Slovenia, le catene alpine e i colli ventilati digradanti verso il Mare Adriatico costituiscono uno spettacolare scenario per i più grandi bianchi d’Italia. I primi riconoscimenti si ebbero agl’inizi degli anni settanta, quando lo stile intrinseco del Friuli emerse con esemplari strutturati di complessità, aromi e carattere senza precedenti. Produttori come Silvio Jermann, Plozner, Gravner, sfatarono e rovesciarono il mito negativo dei bianchi italiani.
Regione forte e singolare, il Friuli Venezia Giulia si distingue tuttavia anche per rossi fruttati e seducenti, di grande spessore e temperamento: varietà “internazionali” come il Merlot ed il Cabernet trovano un ambiente favorevole in questo crogiolo di razze, di lingue, di terre e microclimi; uve autoctone dai nomi ruvidi ed aspri come i sassi delle “Grave” friulane – Refosco dal Peduncolo Rosso, Schioppettino, Tazzelenghe, Pignolo – suscitano un interesse crescente nel global village vinicolo odierno, paradossalmente curioso di radici antiche, indigene e circoscritte.
Complessivamente, vi sono nove zone a denominazione d’origine controllata – la maggior parte comprendenti diverse varietà nonché un uvaggio rosso, bianco e rosato: Collio, Colli Orientali del Friuli, Isonzo, Grave le più prestigiose, e a seguire Annia, Aquileia, Carso, Latisana; infine Lison-Pramaggiore, condivisa con il Veneto. Dall’ottobre 2001, esiste anche una DOCG: il Ramandolo, squisito vino da dessert da uva Verduzzo Friulano. Con una superficie coltivata a vite di 19.000 ettari, la produzione vinicola annuale (un milione di ettolitri, di cui il 52% bianchi, il 45% rossi) è una frazione di quella del vicino Veneto; tuttavia, ben il 60% è DOC.
Considerate le dimensioni della regione (soli 7845 chilometri quadrati), la gamma di varietà indigene ed internazionali è sorprendente. Alcune fra queste sono vitigni di culto: il pieno, caldo Refosco, il vibrante, aromatico Pignolo; il bianco leggendario, Picolit... Poi abbiamo l’eccellente Tocai Friulano (che non ha nulla a che fare con i quasi omonimi d’Alsazia e d’Ungheria; e dal 2007, sarà costretto a cambiare nome per decreto UE, divenendo, chissà, Tai Friulano oppure Sovràn…), la fragrante Ribolla Gialla, lo charme lieve e delicato del Verduzzo; i riuscitissimi Pinot Grigio, Pinot Bianco, Chardonnay, Sauvignon: un crocevia vinicolo degno di questa regione multiforme. Lo smalto ed il carattere dei bianchi friulani, il morbido, fragrante fruttato dei rossi, vanno scoperti e gustati: un itinerario d’eccellenza, un’esperienza unica e indimenticabile.